Ora ricordo tutto. Quello che successe il 30 aprile non era la fine, bensì l'inizio della fine. In effetti capisco solo oggi che l'obiettivo da me fissato come massima aspirazione per qualcun altra non era che il minimo che ci si potesse aspettare da me. Non giocavamo alla pari ovviamente. Non giocavamo neanche lo stesso sport. Come c'era da aspettarsi il mio fallimento era inevitabile e non giustificato dalle indubbie attenuanti di tipo psico-fisico-ambientali, intervenute in un lasso di tempo relativamente breve. Non mi soffermerò ulteriormente sulla causa scatenante il mio declino poichè i lettori più appassionati conoscono già i fatti. Il mio scopo è ora quello di analizzare quello che accadde dopo, gesti insignificanti che avrebbero dovuto farmi e farvi riflettere. Innanzitutto io non mi ero ancora reso conto della gravità di ciò che era successo e, come mio solito, continuavo a spostare in avanti la scadenza del mio proposito. Come ogni buon 18enne il passo successivo era la patente della macchina. Questo, pensavo, mi darà la libertà, senza più genitori che ti portano avanti e indietro il sabato sera e con orari da rispettare. Ovviamente questo aspetto è solo uno dei lati della medaglia. Mi comprenderanno bene quelle persone che da allora percorrono in media un centinaio di km al giorno. Questo cmq non è importante. L'importante era che adesso avevo la patente e potevo fare quello che volevo. Quello che devo specificare era che intanto era arrivata l'estate e i rapporti tra noi si erano affievoliti come ogni anno in quel periodo. Ma io ero tranquillo perchè adesso avevo la patente della macchina e con il nuovo anno scolastico alle porte avrei potuto finalmente attuare il mio piano. L'occasione si presentò subito infatti con la possibilità di una uscita di domenica pomeriggio, che prevedeva l uso dell'auto. Purtroppo i prof di filosofia si riservano di fissare verifiche il lunedì e l avvento della cattiva stagione (e di cattivi presagi) fece il resto. Ma il mio morale era sempre alto perchè cmq avevo tutto il tempo che volevo e poi lei si era seduta vicino a me col banco.
Il tempo passava e io ci stavo bene nel mio immobilismo crogiolandomi all'ombra di quella che era l estensione del mio ego (questa frase non ha senso ma so che a qualcuno piacerà).
All'improvviso tutto crollò come nei migliori film in cui è presente Stefano Accorsi. Mi è venuto in mente proprio adesso quando capì che tutto stava cambiando e fu il momento e il modo in cui lei lasciò la mia mano ad un certo punto. In seguito i banchi vennero spostati e così via e infine lei non accettò di vederci per parlare di quello che accadeva.
Ciò che avvenne in seguito è storia e non starò a tediarvi col mio tedio. Mi guardo bene da cercare una morale in questa storia (ammesso che vi sia) e non mi interessa che vi interessi o meno quello che ho da dire.
Il mio fine è egoistico.
4 nov 2007
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
1 commento:
beh?
Posta un commento